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Kiwido Media|Video
Roma, Kiwido, 01/09/2006
Dal 2006: grafiche, produzione e post-produzione audio-video, montaggi, remix e restauri, videografiche, compositing, sottotitolazioni, authoring di dvd per enti, societÓ di comunicazione, broadcasting, produzioni e distribuzioni cine-televisive.
   

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CinEuropa

REZZA E MASTRELLA METTONO I CRITICI "SOTTOSOPRA"

06/09/2008

Con la scusa di mettere insieme il materiale per gli extra della loro prima raccolta di DVD con i cortometraggi realizzati negli anni ‘90, Antonio Rezza e Flavia Mastrella hanno intervistato alcuni dei critici italiani più famosi, chiedendo loro di spiegare la loro cinematografia eclettica. Le interviste sono state fatte invece per il documentario Il passato è il mio bastone , proiettato ieri davanti ad un pubblico nel quale erano seduti anche alcuni dei critici intervistati che hanno visto il film per la prima volta.
Nel film estratti dei loro corti sono intervallati da monologhi, spesso filosofici, dei critici. I due registi hanno ammesso che mentre montavano i materiali, in soli 20 giorni per poter essere pronti per Venezia, avevano le lacrime agli occhi per il troppo ridere. Quando il delegato generale delle Giornate degli Autori Fabio Ferzetti ha osservato che i critici, lui incluso, sono stati messi in una situazione precaria, costretti a fare acrobazie per descrivere i lavori del duo sperimentatore, Flavia Mastrella ha replicato che “avevano bisogno di essere messi in una situazione di precarietà” esattamente come succede a chi fa cinema in generale.
Antonio Rezza ha aggiunto che la loro intenzione non è mai stata quella di prendersi gioco dei loro protagonisti, perché “dobbiamo la nostra esistenza ai critici ”. Considerati in Italia come degli enfants terribles, i due hanno comunque ormai un pubblico di fedelissimi che li segue da oltre 20 anni, da quando è cominciata la loro carriera cinematografica, televisiva e teatrale.
Il documentario mostra ancora una volta l ’approccio molto personale e fisico di Rezza e Mastrella. “Quando arriviamo su un set non abbiamo mai idea di cosa succederà, perciò volevamo che anche i critici si sentissero liberi di fare le loro analisi e le loro associazioni come meglio credevano. Abbiamo però impedito alla maggior parte dei critici di stare seduti, perché un corpo stanco si affida meno alla retorica ”.