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Kiwido Media|Video
Roma, Kiwido, 01/09/2006
Dal 2006: grafiche, produzione e post-produzione audio-video, montaggi, remix e restauri, videografiche, compositing, sottotitolazioni, authoring di dvd per enti, societÓ di comunicazione, broadcasting, produzioni e distribuzioni cine-televisive.
   

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IL PASSATO E' IL MIO BASTONE

17/09/2008

Flavia Mastrella e Antonio Rezza visti attraverso materiali delle loro prime opere e gli interventi dei critici Cristina Piccino, Steve Della Casa, Giovanni Spagnoletti, Fabio Ferzetti, Marco Dotti, Paolo D'Agostini, Morando Morandini, Enrico Ghezzi e Roberto Silvestri.Mastrella e Rezza costituiscono ormai una coppia inscindibile nell'ambito di quel teatro e di quel cinema che non rinunciano alla continua sperimentazione linguistica. Quello che ora si presenta come documentario, originariamente doveva costituire un extra nel primo dvd delle opere dei due artisti. In fase di montaggio si sono evidenziate delle potenzialità diverse che hanno condotto alla forma più decisamente documentaria. Anche se parlare di ‘documentario', cioè cercare di vincolare in un genere (per quanto nobile) il lavoro dei due artisti, finisce con il diventare arduo e di fatto irrispettoso del loro lavoro. Al primo sguardo l'operazione potrebbe dare la fastidiosa sensazione di un'autocelebrazione in vita che raggiunge e supera i cconfini dell'agiografia fondendo dichiarazioni sempre laudative da parte dei critici chiamati a manifestare il loro giudizio con frammenti delle prime opere della coppia. Anche se il dubbio rimane bisogna però riconoscere che le interviste dei colleghi riportano una tale varietà di giudizi positivi senza riserve da far pensare che Mastrella e Rezza abbiano, ancora una volta, voluto giocare (nel senso anglofono del termine) con il materiale a loro disposizione favorendo un cortocircuito temporale (i critici che parlano del loro presente' mentre noi vediamo le immagini del loro, per quanto recente, passato'). Ma sono andati oltre: hanno sottilmente e, come sempre intelligentemente, fa prodotto dell'autoironia e dell'ironia verso terzi (i critici) erigendosi un monumento che sono pronti a smontare per ricercare, anche in questo caso, un passato che si trasformi in futuro. Sempre guardando oltre.