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Filmaker's Magazine
OSTINATI 85/08
28/12/2009
Tra i massimi sperimentatori italiani, Roberto Nanni si racconta attraverso una preziosa antologia dvd edita da Federico Carra Editore di Laura Giacalone Ostinati 85/08 è una selezione di sette film realizzati da uno dei più grandi sperimentatori italiani, Roberto Nanni. Ma cosa vuol dire cinema sperimentale? – si chiede il critico Bruno Di Marino nel libretto che accompagna il dvd. «Chi realizza film sperimentali lavora nella prospettiva della perdita e della trasformazione, consegnando le sue opere a un futuro incerto», scrive Di Marino, sottolineando il paradosso tipico di un cinema che cerca di conservare ciò che è destinato a scomparire, a consumarsi inesorabilmente. Impegnato in una costante opera di ricerca visiva, Roberto Nanni si è formato con il cinema americano e d’avanguardia anni 50 e 60 di Stan Brackhage, quello underground di Jonas Mekas e Kenneth Anger e con la musica contemporanea, come dimostra la sua lunga collaborazione con il musicista Steven Brown e il gruppo new wave sperimentale Tuxedomoon. Nella sua decostruzione visiva, Nanni utilizza l’immagine «non per far vedere l’invisibile, ma per riaffermarne l’irraggiungibilità, ovvero per confermarne l’invisibilità» – osserva il docente di estetica Stefano Catucci nella nota critica, arricchita inoltre da una selezione di appunti, foto e disegni d’autore. Nei film inclusi nella collezione, come Lontano, ancora (1985) o Pixer (1987), l’autore rinuncia a ogni riferimento narrativo e sembra cogliere l’essenza (o la perdita) del senso nella ripetizione vorticosa del movimento, nel volteggiare graffiato di una spirale, nell’agitarsi ventoso di forme geometriche. Un moto perpetuo di immagini che danno corpo alla musica in una danza ora grave e sensuale, ora meccanica e lacerante, e sempre ipnotica. La raccolta include anche una conversazione col regista britannico Derek Jarman (L’amore vincitore), realizzata mentre era in visita in Italia nel 1993 per presentare il suo film Blue e una mostra di dipinti, e caratterizzata dall’andamento asincrono di suono e immagine, segno di un corpo che diventa progressivamente paesaggio. Di rara bellezza anche Greenhouse Effect. Steven Brown Reads John Keats (1988), una selezione del film in Super 8 proiettato durante le performance dal vivo di Steven Brown dei Tuxedomoon: le parole di Keats echeggiano nel susseguirsi di un volo di gabbiani, di un passaggio di nuvole nel cielo, nelle intermittenze del paesaggio attraverso lo schermo di un finestrino, in una corsa liberatoria contro il sole. E si alternano a un’emissione nervosa di suoni, frammentate e distorte fino a perdere senso, o a essere ridotte a un senso essenziale, ossessivo. E poi, ancora, Dolce vagare in sacri luoghi selvaggi (1989), trasfigurazione dalle forti tonalità pittoriche dell’incontro di boxe tra Mohammad Ali e Joe Frazier a Manila; Attraverso un vetro sporco (1999), diario notturno della vita di un crocevia urbano; e, infine, E lei si scordò (2008), una sola e ossessiva inquadratura su un paesaggio delle Fiandre. Altre preziose testimonianze e riflessioni critiche negli extra: Autoscatto con Cesare Romani, Roberto Nanni, Roberto Silvestri, Cristina Piccino, Antonio Rezza, Flavia Mastrella, con immagini inedite di Jarman, un’intervista a Steven Brown e AutoSfratto con Roberto “Freak” Antoni degli Skiantos. Musiche del compositore contemporaneo Gabriele Panico e di Steven Brown dei Tuxedomoon.
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