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Kiwido Media|Video
Roma, Kiwido, 01/09/2006
Dal 2006: grafiche, produzione e post-produzione audio-video, montaggi, remix e restauri, videografiche, compositing, sottotitolazioni, authoring di dvd per enti, societÓ di comunicazione, broadcasting, produzioni e distribuzioni cine-televisive.
 
Structural filmwaste - Dissolution 1 Structural filmwaste - Dissolution 1
Siegfried A. Fruhauf
Austria, 2003 Trailer 30'  |  Trailer 90'  |  Foto 1  |  Foto 2
 
Durata: 3m49s
Formato: Betacam/Mini DV - Bianco e Nero
 
 
 

All’inizio Structural Filmwaste sembra essere una reazione all’estetica e ai metodi dell’avanguardia austriaca del passato: Leftover footage (Ernest Schmidt Jr.) era concepito seguendo regole ferree (Kurt Kren) e veniva mostrato su due schermi, uno dei quali in lieve ritardo. Seguendo fondamentalmente una struttura musicale, il film partiva con immagini riconoscibili fino a scomparire in una sequenza ritmata di elementi visivi basilari, fotogrammi bianchi e neri (Peter Kubelka).
Fruhauf, in realtà,  prosegue nel suo omaggio all’arte cinematografica inserendo un mutamento paradigmatico.
I materiali riciclati vengono inseriti e presentati in modo da far vedere i bordi del fotogramma, i tagli, i graffi, gli spazi tra un fotogramma e l’altro, le perforazioni della pellicola.
L’impiego di immagini viene “certificato” dalla scritta sovraimposta “Bild” (immagine) che appare in alcune frazioni di secondo.
Dopo aver iniziato seguendo il classico avanguardismo concentrato sui tradizionali apparati cinematografici e materiali filmici, il film prosegue però con una transizione verso un bianco che è evidentemente di origine digitale.
Quelli che erano graffi su una pellicola cinematografica divengono linee scure dalla grana inequivocabilmente video.
L’immagine analogica è rimpiazzata dall’immagine elettronica e la qualità tattile del materiale si dirige verso una natura puramente ottica di campi bianchi bidimensionali generati da un computer.
Non solo l’immagine, ma il media, il materiale stesso si dimostra illusorio.
L’apparato cinematografico tradizionale progressivamente scompare.

At first Structural Filmwaste seems to be a reaction to the esthetics and methods of past Austrian avant-garde films: Leftover footage (Ernst Schmidt Jr.) was put together according to rigid plans (Kurt Kren) and shown in a split screen, one panel delayed slightly. While it follows an almost musical structure, the footage with recognizable images later disappears in a rhythmic sequence of the basic visual elements of black and white frames (Peter Kubelka).
Fruhauf, whose earlier works were also made as a kind of “handicraft”, succeeded in embedding a paradigm switch in his homage to film art.
Waste material from the darkroom was stacked and exposed in such a way that the edges of the frame, the splices, scratches, frame lines and sprocket holes, are now visible.
The fact that “images” are involved is indicated by the superimposed label “Bild” (Image) which appears for fractions of a second.
Fruhauf began by following a classic film avant-gardism which focuses on the apparatus involved and the film material.
The footage gradually undergoes a transition to a whiteness which is obviously digital in nature. What were scratches in the film strip’s emulsion now resemble the dark lines in a grainy video image.
The analog film image is replaced by the electronic video image, and the haptic quality of the material makes way for the purely optic nature of a two-dimensional white field generated by a computer.
Not only the image but the medium, the material itself proves to be illusory, the original cinematographic apparatus has long since disappeared.

 
Cast:
Director      Siegfried A. Fruhauf
Supported by  BKA. Kunst

 

 
Suono e Musiche: Jürgen Gruber