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Kiwido Media|Video
Roma, Kiwido, 01/09/2006
Dal 2006: grafiche, produzione e post-produzione audio-video, montaggi, remix e restauri, videografiche, compositing, sottotitolazioni, authoring di dvd per enti, societÓ di comunicazione, broadcasting, produzioni e distribuzioni cine-televisive.
 
Mirror mechanics Mirror mechanics
Siegfried A. Fruhauf
Austria, 2005 Trailer 30'  |  Trailer 90'  |  Foto 1  |  Foto 2
 
Durata: 7m11s
Formato: 35 mm - Bianco e Nero
 
 
 

Lo specchio è uno strumento ingannevole. Non corrisponde mai alle immagini che gli si presentano; anche se le riflette, le riporta alle loro antitesi, alla loro immagine speculare. Non meraviglia allora che sin dagli inizi, lo specchio sia stato uno degli accessori preferiti del melodramma e del cinema d'avanguardia. L'immaginario dell'immagine specchiata e della sua mancata fisicità è in definitiva l'idea stessa della cinematica: illusione, ombra, proiezione.

In Mirror Mechanics una giovane donna con i capelli bagnati si guarda nello specchio del bagno. Ne accarezza la superficie con le mani, l'immagine che mostra la scena è a sua volta riflessa rispetto all'asse centrale, come in una sorta di doppia proiezione.

Questo è il punto di partenza: Siegfried A. Fruhauf sottopone i suoi materiali a una serie di complesse trasformazioni, sovrapponendo e "attorcigliando" diversi livelli di immagini, doppie riflessioni, multiple esposizioni.

La colonna sonora di Jürgen Gruber, fatta di intimi feedback chitarristici e di suoni elettronici, dona al film un aura caldamente aggressiva, come all'inzio di un thriller.

Le immagini finali di Mirror Mechanics portano lo spettatore dall'interno all'esterno: verso una delicata superficie d'acqua ondeggiante e verso un ritorno alla simmetria perfetta, a una scena da spiaggia, a una riflessione graffiata, ad una anonima donna con i capelli bagnati.

 

The mirror is an instrument of deception. It can never correspond with the images presented to it, although it can reverse them, twist them into their antitheses: into counter images. It is no wonder that right from the start, the mirror has been one of the favorite accessories of melodramatic and avant-garde cinema. The mirror image’s imaginary lack of physical body sums up the idea of the cinematic: illusion, shadow, projection.

In Mirror Mechanics, a young woman with wet hair glances in a bathroom mirror. She wipes across the surface with a brush of the hand: the picture that shows this scene is mirrored along the center axis, alienated in a type of double projection.

That is the starting point: Siegfried A. Fruhauf subjects his material to a series of complex transformations, overlapping and intertwining variously processed image layers, double reflections, and multiple exposures.

Jürgen Gruber’s subtle soundtrack composed from intimated guitar feedback and electronic sound details gives the film an aura of smoldering aggression: the foundations of a thriller.

The final and most decisive reflection in Mirror Mechanics finally leads from the inside to the outside: toward gently rippling surfaces of water and a return to perfect symmetry, to a scene at the beach, in the scratched film reflection, an anonymous young woman with wet hair.

 
Cast:
Director      Siegfried A. Fruhauf
Concept & Realization  Siegfried A. Fruhauf
Supported by  BKA. Kunst
 
Suono e Musiche: Jürgen Gruber